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Disturbi
d'ansia

L'ansia è un'emozione universale che non sarebbe, di per sé, inadeguato provare poiché rappresenta una componente necessaria della risposta dell'organismo allo stress. L'ansia viene considerata patologica quando disturba il funzionamento psichico globale dell'individuo, limitandone le sue capacità di adattamento. L'ansia patologica si manifesta senza alcuna correlazione con apparenti cause esterne scatenanti, ha un'intensità tale da provocare un grado di sofferenza non sopportabile e una durata spesso cronica che può limitare il funzionamento nella vita di tutti i giorni. Tra i disturbi d'ansia troviamo il disturbo da attacchi di panico, la fobia sociale e il disturbo d'ansia generalizzata.


Disturbo d’ansia generalizzato Disturbo da attacchi di panico Fobia sociale

Disturbo d’ansia generalizzato


Che cos'è?

Il disturbo d’ansia generalizzato è un disturbo d’ansia caratterizzato da uno stato di preoccupazione per diversi eventi, che risulta eccessivo in intensità, durata o frequenza rispetto alla gravità o alla probabilità reali degli eventi temuti dal soggetto.

Tale stato, inoltre, non risulta associato a specifiche circostanze, è difficile da controllare per chi lo sperimenta ed è presente nel soggetto per la maggior parte dei giorni per almeno sei mesi.


Quali sono i sintomi?

Le preoccupazioni eccessive sono almeno in due ambiti tra quello sociale, lavorativo, familiare e finanziario e sono accompagnate da almeno tre dei seguenti sintomi:

  • irrequietezza
  • facile affaticabilità
  • difficoltà a concentrarsi o vuoti di memoria
  • irritabilità
  • sonno disturbato
  • tensione muscolare.

Coloro che sentono tensione muscolare possono sperimentare anche tremori, dolori o contratture muscolari. Molte persone che soffrono di questo disturbo presentano, inoltre, sintomi somatici come bocca asciutta, mani appiccicose, sudorazione, brividi dl freddo, nausea, diarrea, difficoltà a deglutire e nodo alla gola.


Tipicamente il disturbo d’ansia generalizzato ha un andamento cronico, per cui le persone che ne soffrono tendono a considerare lo stato ansioso che solitamente sperimentano come una caratteristica della loro personalità, piuttosto che un disturbo vero e proprio. In alcuni casi, tuttavia, il disturbo si presenta in maniera discontinua nel corso della vita, in particolare nei periodi di forte stress.


Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità soffre di disturbo d’ansia generalizzato il 5% della popolazione mondiale, soprattutto donne. Solo un terzo di chi ne soffre, tuttavia, si rivolge ad uno specialista della salute mentale, in quanto i sintomi fisici dell’ansia spesso portano i pazienti a rivolgersi ad altre figure professionali (es. medico di base, internista, cardiologo, pneumologo, gastroenterologo).

Nel disturbo d'ansia generalizzato è presente rimuginio, con anticipazione pessimistica di eventi minacciosi per sé e per gli altri. Il rimuginio è mantenuto dalla convinzione che solo il completo controllo degli eventi possa consentire di evitare il danno irreparabile temuto.

Le credenze centrali e i processi legati al disturbo d'ansia generalizzato sono:

  • pensiero catastrofico relativo al timore per la propria salute fisica, per la sorte di persone care e per eventi esterni imprevisti;
  • attenzione alla realtà esterna più che ai propri stati interni
  • concezione dello stato di quiete come incoscienza e impreparazione al pericolo incombente, con conseguente costante stato di tensione
  • intolleranza dell'incertezza
  • attenzione e memoria selettiva

Secondo la teoria cognitivo-comportamentale, le preoccupazioni e le rimuginazioni possono essere normali o patologiche a seconda non dei loro contenuti, ma della loro frequenza e di come vengono valutate dalla persona.


Il disturbo d’ansia generalizzato deriverebbe da peculiari valutazioni sia positive che negative delle proprie preoccupazioni e rimuginazioni. 
Generalmente, infatti, chi ha questo disturbo inizialmente presenta credenze positive sulle proprie preoccupazioni: pensa che è proprio il preoccuparsi che gli permette di riflettere e, dunque,  di trovare soluzioni ai propri problemi o di prevenire catastrofi (es. “Se rimugino sono più preparato per affrontare ogni evenienza”).

Le rimuginazioni, inoltre, vengono spesso associate alla convinzione superstiziosa che “preoccupandosi si tiene lontano il pericolo”. Così, ad esempio, una madre potrebbe temere che, smettendo di preoccuparsi per la salute del figlio, questi potrebbe ammalarsi davvero.

Nelle fasi iniziali, dunque, la preoccupazione è deliberatamente ricercata dalla persona.
In seguito, soprattutto a causa del fatto che nel frattempo le rimuginazioni sono diventate pervasive, spesso la persona inizia a valutare negativamente le proprie preoccupazioni: pensa di non riuscire a controllarle e che questo potrebbe essere pericoloso, per cui “si preoccupa di essere preoccupata” (metapreoccupazione) (es. “Starò male o impazzirò se continuo a preoccuparmi così”).

In tal caso, le preoccupazioni sono vissute come intrusive, disturbanti e difficili da interrompere.
I comportamenti messi in atto, poi,  per attenuare preoccupazioni e ansia (distrazione, controllo del pensiero, evitamenti, richiesta di rassicurazioni) momentaneamente le riducono, ma a lungo andare le mantengono e rinforzano perché lasciano inalterate le credenze disfunzionali su di esse.


Le convinzioni positive e negative sulla rimuginazione e i comportamenti disfunzionali per ridurla interagiscono tra di loro generando un circolo vizioso; in questo modo il disturbo si mantiene.

 

Come posso aiutarti


Nel trattamento cognitivo-comportamentale del disturbo d’ansia generalizzato viene utilizzato un protocollo che prevede l’impiego  delle seguenti procedure:

  • ricostruzione della storia del disturbo (primi episodi in cui si è manifestato e descrizione dettagliata della condizione attuale)
  • formulazione dello schema di funzionamento del disturbo, a partire dall’analisi di recenti episodi nei quali la persona si è sentita preoccupata e ansiosa
  • formulazione di un contratto terapeutico, che contenga, in particolare, obiettivi condivisi da paziente e terapeuta e i loro rispettivi compiti (es. compiti a casa per il paziente)
  • psicoeducazione, che consiste nel fornire al paziente informazioni relative al ruolo che hanno le credenze sulle preoccupazioni nell’insorgenza e nel mantenimento del disturbo
  • individuazione dei pensieri disfunzionali (es. giudizi sulle preoccupazioni) alla base del disturbo e messa in discussione di tali valutazioni
  • apprendimento di tecniche per la gestione dei sintomi dell’ansia; esposizione graduale ai pensieri ed agli stimoli temuti ed evitati
  • prevenzione delle ricadute, che consiste nell’accettazione da parte del paziente della possibilità che i sintomi potrebbero ripresentarsi e nel rinnovato ricorso agli strumenti acquisiti in terapia per fronteggiare il momento di crisi.

Questo protocollo è applicabile sia alla terapia individuale, che a quella di gruppo.
 Rispetto alla terapia individuale, quella di gruppo consente ad ogni partecipante di confrontarsi con altre persone che soffrono del suo stesso disturbo, favorendo il ridimensionamento del problema e la riduzione della sensazione soggettiva di “essere anormale”.

Che cosa posso fare per te


Colloqui individuali

Il colloquio cognitivo incoraggia il paziente a riconoscere il legame tra la sofferenza emotiva e l’elaborazione cognitiva consapevole ed esplicita, ovvero tra quello che sente e quello che pensa; a mettere in discussione la validità di questi pensieri, il loro valore e la loro utilità e a elaborarne di nuovi, più veri e soprattutto più utili per fronteggiare le situazioni problematiche.


Trattamento EMDR

La ricerca scientifica sull’EMDR ha stabilito che è un trattamento supportato empiricamente ed evidence based per il trattamento del disturbo post traumatico da stress. Oggi l’EMDR è un approccio efficace, complesso e strutturato che viene inserito all’interno di un piano terapeutico globale e utilizzato per il trattamento di molteplici disturbi della sfera psicologica.


Terapie di gruppo

Il gruppo rappresenta una risorsa ulteriore rispetto alla relazione a due terapeuta - paziente: permette ai partecipanti di osservare e comprendere meglio le proprie modalità relazionali in un contesto più ampio e complesso rispetto alla semplice interazione a due col terapeuta. I partecipanti, supportati dalla presenza del conduttore che coordina le attività, possono sperimentare una situazione che li aiuti ad adottare comportamenti spontanei e ad esprimersi liberamente.


MINDFULNESS

La mindfulness è una pratica di attenzione consapevole, intenzionale, non-giudicante nel momento presente. Jon Kabat-Zinn, che portò la mindfulness nel contesto psicoterapico, dice che per ottenere uno stato di benessere psichico dobbiamo coltivare sette atteggiamenti: non giudizio, pazienza, la “mente del principiante” (essere disposti a guardare ogni cosa come se la vedessimo per la prima volta), fiducia, non cercare risultati, accettazione, lasciare andare, impegno nella pratica e visione di ciò che si desidera per se stessi.

La mindfulness è efficacemente applicata su diverse psicopatologie come depressione, disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, post- traumatico da stress, dipendenze, dolore cronico e fibromialgie, solo per citarne alcune.

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