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Disturbi
alimentari

Nei disturbi alimentari l'individuo sperimenta un'alterata relazione con il cibo e un'estrema preoccupazione riguardo alle forme corporee. Ne deriva un'alterazione dell'immagine di sé. Questi disturbi danneggiano in modo significativo la salute fisica o il funzionamento psicologico di chi ne soffre e non sono secondari a nessuna condizione medica o psichiatrica conosciuta. Nella classificazione dei disturbi alimentari rientrano: l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e i disturbi da alimentazione incontrollata.



Anoressia


Che cos'è?

Una persona è affetta da Anoressia Nervosa se manifesta tutte e quattro le seguenti caratteristiche:

  • Perdita di peso rilevante (oltre il 15% del peso considerato normale per età, sesso e altezza)
  • Paura intensa di ingrassare anche quando si è sottopeso
  • Alterazione nel modo di vivere il peso, la taglia e le forme corporee
  • Amenorrea ovvero scomparsa delle mestruazioni (assenza di almeno tre cicli mestruali consecutivi)

Ciò che caratterizza l’anoressia nervosa è il terrore di ingrassare e la ricerca della magrezza.


L’anoressia nervosa si manifesta prevalentemente nel sesso femminile (in una percentuale superiore al 90%). In molti casi l’esordio coincide con la pubertà, un momento in cui l’adolescente si trova a dover fronteggiare delle sfide proprie di quella fase di vita, quali la sessualità e i cambiamenti del proprio corpo. Raramente insorge in epoca prepuberale, anche se in tali situazioni il quadro clinico risulterebbe più grave per i disturbi mentali associati.


Spesso l’anoressia nervosa inizia con una dieta o comunque con un tentativo volontario di perdita di peso finalizzato a raggiungere quell’ideale di bellezza femminile tanto osannato dalla società moderna. Se a questo aggiungiamo fattori individuali (come ad esempio la bassa autostima o il perfezionismo) e famigliari (per esempio, iperprotezione dei genitori), il passo per lo sviluppo di questo disturbo alimentare può essere breve.


L’evoluzione e gli esiti dell’anoressia nervosa sono estremamente variabili: in alcuni casi, ad un episodio di anoressia fa seguito una completa remissione; in altri, fasi di remissione, con recupero del peso corporeo, si alternano a fasi di riacutizzazione. Altri ancora presentano un’evoluzione cronica, con progressivo deterioramento nel corso degli anni.


Quali sono i sintomi?

La caratteristica principale dell’anoressia nervosa è il rifiuto del cibo, ma chi soffre di tale disturbo ha sempre una intensa fame e appetito.

Il rifiuto di mangiare nasce dalla forte paura di ingrassare e dalla necessità di controllare l’alimentazione. Per evitare di ingrassare chi soffre dei sintomi di anoressia nervosa mette in atto una serie di comportamenti tipici del disturbo quali seguire una dieta ferrea, fare esercizio fisico in maniera eccessiva, indursi il vomito dopo aver mangiato anche piccole quantità di cibo.


Si distinguono due forme di anoressia nervosa: l’anoressia restrittiva, in cui il dimagrimento è causato dal digiuno e dall’intensa attività fisica, e l’anoressia con bulimia, in cui la persona mette in atto comportamenti che insieme al digiuno servono a diminuire il peso corporeo (abuso di lassativi e/o diuretici, vomito).


I soggetti che presentano i sintomi dell’anoressia attribuiscono un valore eccessivo all’aspetto fisico ed al peso corporeo. Alcuni si sentono grassi in riferimento alla totalità del loro corpo, altri, pur ammettendo la propria magrezza, percepiscono come “troppo grasse” alcune parti del corpo, in genere l’addome, i glutei, le cosce.


Possono adottare le tecniche più disparate per valutare dimensioni e peso corporei, come pesarsi di continuo, misurarsi ossessivamente con il metro, o controllare allo specchio le parti percepite come “grasse”. Nei soggetti con sintomi di anoressia nervosa i livelli di autostima sono fortemente influenzati dalla forma fisica e dal peso corporeo.

La perdita di peso viene considerata come una straordinaria conquista ed un segno di ferrea autodisciplina, mentre l’incremento ponderale viene esperito come una inaccettabile perdita delle capacità di controllo.
Sebbene alcuni soggetti con sintomi di anoressia possano rendersi conto della propria magrezza, tipicamente i soggetti con questo disturbo negano le gravi conseguenze sul piano della salute fisica del loro stato di emaciazione.


Molti segni e sintomi dell’Anoressia Nervosa sono connessi alla estrema denutrizione. Oltre all’assenza di mestruazioni (amenorrea), i soggetti possono lamentare stipsi, dolori addominali, intolleranza al freddo, letargia o eccesso di energia. Possono essere presenti marcata ipotensione, ipotermia e secchezza della cute. Alcuni individui sviluppano “lanugo”, una fine e soffice peluria, sul tronco.
Molti soggetti con anoressia nervosa presentano bradicardia, alcuni hanno edemi periferici, più frequenti al momento del recupero del peso o alla sospensione dell’assunzione di lassativi e diuretici.

Come posso aiutarti


La terapia cognitivo comportamentale ha come obiettivi iniziali la normalizzazione del peso e l’abbandono delle condotte di restrizione dell’assunzione del cibo, delle abbuffate e delle condotte di eliminazione.

In seconda battuta occorre aumentare i livelli di autostima, ampliare la definizione di sé al di là dell’apparenza fisica, ridurre il perfezionismo e il pensiero tutto-nulla, migliorare i rapporti interpersonali e, nel caso di adolescenti, aiutare i familiari a gestire il problema dei figli, mettendo anche in evidenza quali atteggiamenti siano controproducenti e da evitare.

Che cosa posso fare per te


Colloqui individuali

Il colloquio cognitivo incoraggia il paziente a riconoscere il legame tra la sofferenza emotiva e l’elaborazione cognitiva consapevole ed esplicita, ovvero tra quello che sente e quello che pensa; a mettere in discussione la validità di questi pensieri, il loro valore e la loro utilità e a elaborarne di nuovi, più veri e soprattutto più utili per fronteggiare le situazioni problematiche.


Trattamento EMDR

La ricerca scientifica sull’EMDR ha stabilito che è un trattamento supportato empiricamente ed evidence based per il trattamento del disturbo post traumatico da stress. Oggi l’EMDR è un approccio efficace, complesso e strutturato che viene inserito all’interno di un piano terapeutico globale e utilizzato per il trattamento di molteplici disturbi della sfera psicologica.


Terapie di gruppo

Il gruppo rappresenta una risorsa ulteriore rispetto alla relazione a due terapeuta - paziente: permette ai partecipanti di osservare e comprendere meglio le proprie modalità relazionali in un contesto più ampio e complesso rispetto alla semplice interazione a due col terapeuta. I partecipanti, supportati dalla presenza del conduttore che coordina le attività, possono sperimentare una situazione che li aiuti ad adottare comportamenti spontanei e ad esprimersi liberamente.


MINDFULNESS

La mindfulness è una pratica di attenzione consapevole, intenzionale, non-giudicante nel momento presente. Jon Kabat-Zinn, che portò la mindfulness nel contesto psicoterapico, dice che per ottenere uno stato di benessere psichico dobbiamo coltivare sette atteggiamenti: non giudizio, pazienza, la “mente del principiante” (essere disposti a guardare ogni cosa come se la vedessimo per la prima volta), fiducia, non cercare risultati, accettazione, lasciare andare, impegno nella pratica e visione di ciò che si desidera per se stessi.

La mindfulness è efficacemente applicata su diverse psicopatologie come depressione, disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, post- traumatico da stress, dipendenze, dolore cronico e fibromialgie, solo per citarne alcune.

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